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La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 13734/2026 rappresenta un passaggio particolarmente rilevante nel delicato rapporto tra periodo di comporto, disabilitร  e rischio di discriminazione indiretta.

Negli ultimi anni si รจ consolidato l’orientamento secondo cui l’applicazione indistinta del comporto ai lavoratori disabili puรฒ integrare una forma di discriminazione indiretta. Tuttavia, questa pronuncia introduce una precisazione fondamentale che HR Manager, Consulenti del Lavoro e datori di lavoro non possono ignorare.

La malattia non coincide automaticamente con la disabilitร .

La Cassazione ricorda che, affinchรฉ si possa parlare di disabilitร  ai fini della tutela antidiscriminatoria, non รจ sufficiente la mera esistenza di una patologia.

Occorrono due elementi essenziali:

  • il carattere duraturo della menomazione;
  • la sua concreta capacitร  di ostacolare la piena partecipazione del lavoratore alla vita professionale in condizioni di uguaglianza rispetto agli altri dipendenti.

La Corte sottolinea inoltre un principio di grande impatto pratico:

Non tutte le condizioni patologiche o invalidanti comportano automaticamente un maggior periodo di comporto.

Prima di riconoscere una situazione di discriminazione indiretta occorre verificare:

  • se la condizione integri realmente una “disabilitร ” in senso giuridico;
  • se le assenze che hanno determinato il superamento del comporto siano effettivamente collegate a quella disabilitร .

In altre parole, il semplice possesso di una certificazione sanitaria, di una percentuale di invaliditร  o l’esistenza di una patologia non sono elementi sufficienti per affermare che il lavoratore abbia diritto a un trattamento differenziato sul piano del comporto.

Per le aziende questa decisione conferma la necessitร  di un approccio attento e documentato:

  • verificare la conoscenza o conoscibilitร  della condizione del lavoratore;
  • attivare il confronto sugli accomodamenti ragionevoli;
  • accertare il collegamento tra assenze e condizione disabilitante;
  • evitare automatismi sia nell’applicazione del comporto sia nel riconoscimento di una presunta situazione discriminatoria.

Una sentenza che, pur senza arretrare sul fronte della tutela dei lavoratori disabili, richiama tutti gli operatori ad una corretta qualificazione giuridica della disabilitร , evitando pericolose sovrapposizioni tra malattia, invaliditร  e disabilitร .

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