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News 05 maggio 2020
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Confprofessioni: la ripartenza in otto priorità
In un contesto che rischia di travolgere il nostro tessuto produttivo, il tema del “come ripartire?” non può essere ulteriormente eluso.
foto Confprofessioni: la ripartenza in otto priorità

«Le misure economiche messe in campo dal Governo per contrastare l’emergenza sanitaria si sono concentrate lungo due direttrici: immissione di liquidità, attraverso il rilascio di garanzie, e finanziamento di interventi a fondo perduto, quali ammortizzatori sociali e sostegno al reddito. Finora dal quadro complessivo emergono due criticità di fondo: i tempi per l’attuazione, a causa di procedure iper-burocratizzate, risultano incompatibili con gli obiettivi delle misure; si rimane concentrati su un’ottica emergenziale, senza declinare una visione di medio lungo periodo in grado di restituire fiducia.

 

Le otto priorità

In un contesto che rischia di travolgere il nostro tessuto produttivo, il tema del “come ripartire?” non può essere ulteriormente eluso. Vanno cioè declinate, già da oggi, le azioni che dovranno costituire l’asse portante della risposta del nostro Paese, fissando un orizzonte temporale di almeno cinque anni. Serve cioè un piano choc post-emergenza, trasversale a tutti i settori dell’economia, centrato su otto interventi prioritari:

 

Finanziamenti a costo zero con i fondi europei. Il principale limite degli strumenti di garanzia su cui si fonda la strategia del Governo rimane l’onerosità dei finanziamenti, che nei prossimi mesi appesantirà i conti economici già gravati dai costi del lockdown. Gli oneri dei finanziamenti garantiti dal Fondo centrale per le Pmi possono essere coperti dai fondi strutturali europei, dimezzando i tempi di attuazione con l’unificazione delle istruttorie nazionali e regionali.

Liberare le risorse della previdenza privata. Vanno liberate le risorse delle casse di previdenza private e dei fondi di previdenza complementare, utilizzandole per la ripartenza delle attività professionali e imprenditoriali, caricando i relativi oneri finanziari sulla fiscalità generale. La soluzione potrebbe rendere disponibile un’importante iniezione di liquidità pari ad almeno 50 miliardi di euro a un costo contenuto per le casse pubbliche (4 miliardi in cinque anni).

Imprese, patrimonializzazione e voluntary. Nei prossimi mesi le imprese dovranno affrontare il problema della ricapitalizzazione a fronte delle perdite subite a causa della crisi. La moratoria sull’applicazione delle norme civilistiche, tuttavia, non sarà sufficiente a garantire l’equilibrio patrimoniale e il rispetto dei rating. Va favorita quindi la (ri)capitalizzazione attraverso una defiscalizzazione (credito d’imposta) degli impieghi e, parallelamente, il varo di una “voluntary disclosure” per l’emersione delle somme da investire nel patrimonio sociale delle aziende.

Smart working per safe mobility. Se la ripartenza sarà garantita attraverso l’implementazione di protocolli di sicurezza nei luoghi di lavoro, nelle maggiori città rimarrà problematica l’adozione di misure di sicurezza dei trasporti. L’apertura scaglionata delle attività e il potenziamento della frequenza delle corse dei mezzi pubblici non basteranno a garantire il rispetto delle misure di distanziamento. In questo ambito va incentivato il ricorso allo smart working, con una significativa decontribuzione per coloro che continueranno a lavorare da casa.

Semplificazione a burocrazia zero. Occorre cambiare radicalmente l’approccio alla gestione degli strumenti di contrasto all’emergenza Covid - 19 per assicurare agli operatori economici una reattività adeguata e minori costi. Semplificare le procedure di accesso ai finanziamenti garantiti, attraverso il coinvolgimento di “certificatori” terzi; eliminare gli obblighi di accordo sindacale, sia per gli ammortizzatori sociali che per il ricorso alla garanzia pubblica. Non solo, l’emergenza può trasformarsi in un’occasione per dare corso a un modello “burocrazia zero”, per ridurre gli adempimenti fiscali e amministrativi su imprese e professionisti anche mediante una “fast line” del credito certificato.

Turismo, food, cultura: uno choc fiscale da 20 miliardi. Per le attività più colpite dalla crisi (turismo, ristorazione, cultura) va messa in campo una misura choc che dia certezza agli operatori del settore che devono investire per garantire la ripartenza in sicurezza: un piano quinquennale da 4 miliardi di euro l’anno che preveda un’unica imposta sostitutiva di Irpef (o Ires), addizionali e Irap sui redditi prodotti, nella misura del 5%.

Ambiente, sicurezza, digitale: investimenti pubblici per 15 miliardi. Vanno messi in atto investimenti pubblici, per almeno 15 miliardi l’anno, focalizzati su tre linee di intervento: 1) tutela e messa in sicurezza del territorio e infrastrutture; 2) rinnovo del patrimonio immobiliare, pubblico e privato, nell’ottica della sicurezza e del risparmio energetico; 3) sviluppo delle reti digitali.

Back reshoring per il made in Italy. Nei settori che caratterizzano il “made in Italy” occorre favorire il rientro in Italia delle imprese che hanno delocalizzato la produzione, attraverso un apposito mix di incentivi fondato su decontribuzione e accesso a nuove misure dedicate sul modello di “Industria 4.0”.»

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