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Centro Studi 19 novembre 2020
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Continuità o discontinuità?
Approfondimento a cura di Giuseppe De Biase
foto Continuità o discontinuità?

L’art 12 del D.L. 137/2020 (decreto ristoro) ha concesso altre sei settimane di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga ai datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da covid-19.


Le sei settimane devono essere collocate nel periodo ricompreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 dicembre 2020.

Il decreto ristoro nulla dice circa la platea dei beneficiari, che stante le precedenti norme dovrebbe essere ferma ai lavoratori presenti in azienda al 13 luglio 2020, data quest’ultima disposta non da una norma primaria, bensì da una circolare Inps, la nr. 115/2020, ma questo non ci stupisce più di tanto in quanto nel nostro ordinamento il diritto “circolatorio” (norme disposte da circolari) sembra diventato una consuetudine.

Per dovere di cronaca ricordiamo che l’ultima norma di legge stabiliva al 25 marzo 2020, la data in cui i lavoratori dovevano essere in forza
Nel frattempo è intervenuto un altro D.P.C.M., quello del 03 novembre 2020, che ha previsto nuove restrizioni e che ha portato il Governo ad emanare un nuovo decreto Legge, il DL. 149/2020 (decreto ristoro bis).

Il nuovo decreto legge, all’art 12 (misure in materia di integrazione salariale) al comma 2, torna sull’argomento della platea dei beneficiari disponendo che “i trattamenti di integrazione salariale di cui all’art. 12 del decreto legge 28 ottobre 2020 nr. 137 sono riconosciuti anche in favore dei lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge.”

Analizzando letteralmente quanto scritto, si evince che la platea dei beneficiari si amplia includendo i lavoratori in forza al 09 novembre 2020 data di pubblicazione del DL 149/2020 sulla gazzetta ufficiale e che coincide con l’entrata in vigore.
Quello che però non ci è chiaro, è che dall’analisi letterale del comma 2, tale platea si amplia per i trattamenti di integrazione salariale di cui all’art 12 del DL 137 /2020 (decreto ristoro), quindi per i trattamenti cadenti nel periodo tra il 16 novembre 2020 e il 31 dicembre 2020.

E qui il corto circuito.

Sembrerebbe che il legislatore, si sia scordato dei trattamenti di integrazione salariale di cui all’art. 1 del Dl 104/2020, che dispone 18 settimane totali (9 +9) di intervento integrativo, da usufruire nel periodo tra il 16 luglio 2020 ed il 15 novembre 2020.

Del resto il Dl 137 all’art 12 comma 2, dispone che le sei ulteriori settimane (al 16 novembre al 31 dicembre 2020) sono riconosciute ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato, l’ulteriore periodo di 9 settimane di cui all’art. 1 comma 2 del Dl 104/2020 (e cioè le seconde 9 settimane con fatturato), nonché ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dalla sospensione o chiusura di cui al DPCM del 24 ottobre 2020.

E’ palese, a mio avviso, che l’ampliamento della platea dei beneficiari al 09 novembre, non può che applicarsi anche ai datori di lavoro che faranno richiesta dell’intervento di cassa integrazione ai sensi del dl 104/2020, che permette di coprire il periodo intercorrente tra il DPCM del 24 ottobre ed il 15 novembre 2020, data in cui inizia il nuovo periodo di sei settimane previste dal Dl 137/2020.

Diversamente sarebbero fuori i lavoratori assunti dopo il 13 luglio 2020 per gli interventi di cassa integrazione fino al 15 novembre 2020, per poi essere ripescati a partire dal 16 novembre.

Sicuramente, se è vero come è vero che lo spirito del Legislatore, nei vari provvedimenti di concessione della cassa integrazione è stato quello di dare continuità di copertura, non si può pensare di non dare continuità di copertura a tutti gli assunti dopo il 13 luglio 2020.
 

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