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Centro Studi 11 novembre 2020
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Emergenza COVID 19 – Il nuovo “decreto ristoro”, dl 137/2020 – una opportunità?
Approfondimento a cura di Giuseppe De Biase
foto Emergenza COVID 19 – Il nuovo “decreto ristoro”, dl 137/2020 – una opportunità?

Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale (Cigo, Fis, Cigd) per emergenza Covid-19, sta diventando sempre più complesso e insidioso, tanto da diventare un vero rompicapo per i professionisti che dal mese di marzo hanno a che fare con decreti e circolari che si susseguono e che, anziché seguire una linearità, a volte sconfessano quanto detto con il decreto o la circolare precedente.

Che ad una situazione di crisi emergenziale si sarebbe dovuto far fronte con un unico istituto snello e lineare noi professionisti lo abbiamo subito detto, ma che ci saremmo trovati ad affrontare il gioco delle “tre carte” non l’avevamo previsto.

Mi riferisco al nuovo periodo di integrazione salariale previsto dal decreto Legge 104/2020, (convertito in Legge nr. 126/2020) e alla disposizione che consente ai datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza Covid-19, di poter richiedere altre 18 settimane (9 +9) che devono collocarsi nel periodo tra il 13 luglio e il 31 dicembre 2020.

Fin qui non ci sarebbe nulla da obiettare, se non che i periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi del DL 18/2020 che si collocano anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020 sono imputati alle prime 9 settimane di cui al DL 104/2020.

Come si può certamente intuire, le aziende che hanno fatto ricorso più tardi alla cassa integrazione o le aziende più solerti che hanno fatto uso prima delle ferie posticipando l’inizio della cassa integrazione in periodi successivi, nella prospettiva che l’utilizzo delle settimane di integrazione salariale potessero essere usufruite entro il 31 ottobre 2020, ai sensi del Dl 18/2020, sono state beffate.

Quindi, sempre queste aziende a fronte di diciotto settimane di intervento salariale, concesse e pubblicizzate, se ne trovano a fruire in realtà meno a seconda di quanto hanno iniziato l’intervento della cassa integrazione.

L’emergenza Covid 19, purtroppo sta continuando ed il nuovo “decreto ristoro” , DL   137/2020, prevede un periodo di ulteriori 6 settimane di integrazione salariale che deve essere collocato tra il 16 novembre 2020 ed il 31 gennaio 2021, con l’indicazione però che i periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi del DL 104/2020 che si collocano anche parzialmente , in periodi successivi al 15 novembre 2020 sono imputati , ove autorizzati alle 6 settimane del decreto ristoro.

Quindi sempre le stesse aziende che si sono viste decurtare parte delle prime 18 settimane del decreto Legge 104/2020, se ne vedono decurtare anche parte delle settimane finali.

Facciamo un esempio: azienda “alfa” che ha chiesto l’intervento della integrazione salariale di cui alle ultime 9 settimane del DL 18/2020 a partire dal 03 agosto 2020 al 03 ottobre 2020. Domanda presentata prima della pubblicazione del decreto legge 104/2020 che ricordiamo è stato pubblicato il 14 agosto 2020.

A fronte del suddetto periodo, tutte e nove le settimane successive al 12 luglio 2020 sono imputate al dl 104/2020 e pertanto l’azienda potrà richiedere solo le ulteriori 09 settimane delle 18 previste.

Pertanto le 09 settimane si andranno a collocare dal 05ottobre 2020 al 05 dicembre 2020.

Stante a quanto previsto dal decreto ristoro DL 137/2020, le settimane successive al 15 novembre 2020 sono da imputare al nuovo periodo, pertanto le ultime tre settimane dal 16/11 al 05/12/2020 sono già di competenza del nuovo decreto.

Morale, l’azienda delle 18 settimane previste dal decreto legge 104/2020 si è vista decurtare ben 12 settimane (9 iniziali e 3 finali).

L’azienda per lo Sato ha beneficiato di 18 settimane del DL 104/2020, ma in realtà ha usufruito solamente di 6 settimane.

Giuseppe De Biase

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