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L'Italia cavalca l'onda della "tecnofinanza" che cambia il lavoro
Fino al 10 aprile 2020 sarà possibile inviare le candidature
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Il Fintech, ovvero la fornitura di prodotti e servizi finanziari attraverso le più avanzate tecnologie dell'informazione e della comunicazione prende sempre più piede nel mercato del lavoro italiano. La crescita del settore tecnofinanza è dimostrata su più fronti, a partire dai numeri del Fintech District. Nato a settembre 2016 grazie all’alleanza tra il polo d’innovazione Sellalab, la società di coworking Copernico e Fabrick, il distretto ha quadruplicato le adesioni, da poco più di 30 startup, alle 130 attuali. Come se non bastasse, l’estate scorsa la società Gft Italia si è aggiudicata il ruolo di capofila nel progetto europeo Infinitech, finanziato con 21 milioni di euro di investimenti, che ha come scopo principale quello di portare più intelligenza artificiale, blockchain, big data e oggetti connessi all’Iot a chi opera nel mondo della finanza e delle assicurazioni, al fine di migliorare la sicurezza, la trasparenza, il rapporto con il clienti e lo scambio dei dati. Il discorso viaggia sul lungo periodo, dato che il progetto Infinitech è partito a ottobre 2019 e si concluderà a dicembre 2022.

Il 2020 sarà inoltre l’anno in cui l’Italia consoliderà la sua posizione di Paese in cui il Fintech attrae maggiormente gli investitori. Secondo infatti i dati dell’ultimo Osservatorio Fintech&Insurtech del Politecnico di Milano, le numerose startup presenti sul mercato Fintech italiano hanno visto i finanziamenti aumentare del 120% tra maggio 2016 e lo stesso mese del 2018. E il trend è in crescita.

Il connubio finanza-tecnologia ha coinvolto tutto il mercato del lavoro e in particolar modo quello relativo alle banche, settore che nell’ultimo decennio è stato coinvolto da una considerevole rivoluzione informatica e tecnologica. L’accesso ai servizi finanziari avviene infatti sempre più tramite i canali digitali, fornendo al cliente prestazioni immediate, in tempo reale. Per questo, a fronte del declino delle figure professionali più tradizionali (-6% della forza lavoro in Italia, dal 2009), fra cui operatori di sportello e amministrativi, si è registrata una rilevante crescita nel numero delle figure legate alle politiche commerciali e servizi It, come promotori, agenti e consulenti vari. Ciò si riflette da tempo anche in un mutamento delle tipologie contrattuali rispetto al passato, orientate maggiormente a una flessibilità nell’organizzazione del lavoro: si pensi che tra il 2009 e il 2019, la percentuale di liberi professionisti sul totale degli occupati nel settore finanziario è cresciuta dal 2 al 15% circa (dati Osservatorio Monetario). In termini di posti di lavoro, l’avvento delle tecnologie informatiche ha avuto un impatto decisamente positivo per la fascia alta delle competenze, in quanto complementari rispetto all’innovazione e difficilmente sostituibili, poiché non routinarie. Anche per chi comunque è in possesso di “high skill”, le sfide non mancano e non mancheranno, in quanto aumenta sempre più, sul posto di lavoro, la richiesta di soft skills quali abilità comunicative e relazionali, capacità di leadership e creatività.

La rivoluzione Fintech ha coinvolto chiaramente anche le startup. Ne è un esempio concreto l’ultima call Atena Startup Battle, competizione italiana presentata la scorsa settimana da Tmp Group. Fino al 10 aprile 2020 sarà possibile inviare le candidature per essere selezionati fra le migliori e più innovative idee imprenditoriali d’Italia, con la possibilità di aggiudicarsi il primo premio pari a 50mila euro in servizi di consulenza in ambito legale, comunicazione, networking digitale e investimenti in equity crowdfunding, da parte dei maggiori player dei rispettivi settori. Sul sito ufficiale dell’iniziativa è possibile consultare il regolamento integrale della competizione e il programma completo dell’evento.

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